E'
un texano, Cedar Walton, ed è nato nella più nota città
del grande Stato del deep south statunitense iniziando, giovanissimo, a suonare
in una banda di rhythm&blues. New York, però, fu presto il luogo
dove era possibile giocare la carta dell'essere un jazzman e fu lì che
alla fine degli anni cinquanta, dopo alcune esperienze comunque determinanti
per creare la sua personalità solistica, che prese addirittura il posto
del già celebre Tommy Flanagan nel quintetto di Jay Jay Johnson per poi
entrare nel Jazztet di Art Farmer e Benny Golson prima di entrare come pianista
e arrangiatore nei Jazz Messengers di Art Blakey girando con il gruppo in tutto
il mondo.
Di lì un susseguirsi di altre esperienze fondamentali con la crema del jazz negli anni sessanta, la costituzione di un trio con Reggie Workman e Jack De Johnette per accompagnare la cantante Abbey Lincoln, la nascita alla fine degli anni settanta di Eastern rebellion con Curtis Fuller e Bob Berg sempre apparendo nei più diversi contesti come leader o come sideman di lusso apprezzatissimo e sempre applaudito con calore.
Solista vigoroso, padrone del linguaggio bop come pochi, con una mano destra degna di Bud Powell, con un virtuosismo capace di un'ironia non certo nascosta, Walton è un uomo che ha saputo, sempre, dire a chiare lettere che il jazz è arte.
Con lui, a Domodossola, il contrabbassista Reggie Johnson un uomo del Kentukcy dalle ricche e composite esperienze a partire dalla "October Revolution" newyorkese alle unioni con Art Blakey, con la Jazz Composers Orchestra e con la Mingus Dinasty. La sua ampia sonorità, il suo nervoso fraseggio ne fanno un compagno ideale come è per Alvin Queen, il batterista del Bronx che da lustrascarpe entrò nel mondo del jazz grazie a Elvin Jones vivendo mille esperienze grazie alla sua maestria.
Gian Carlo Roncaglia