In
epoche nelle quali si è ormai costretti a subire l'assalto sonoro quando
sul palco di un concerto sale un chitarrista parlare di uno di essi, maestro
indiscusso da decenni, che dell'eleganza stilistica, della discrezione interpretativa
ha fatto la sua ragione artistica d'essere significa rivivere nel nuovo millennio
atmosfere che Charlie Christian oltreoceano e Django Reinhardt nel Vecchio Continente
avevano, negli anni Trenta e Quaranta, creato per la delizia di chi avrebbe
ascoltato anche dopo decenni le loro musiche.
Americano di Buffalo dov'è nato nel 1930, Hall si diplomò giovanissimo al Cleveland Institute of Music vivendo molteplici esperienze sino all'ingaggio nella formazione guidata dal batterista Chico Hamilton contribuendo in modo determinante al successo della formazione tanto da guadagnarsi un posto nel trio di Jimmy Giuffre e un ruolo nel leggendario "Jazz On ASummer Day" e, ancora, una unione con John Lewis, alla fine degli anni sessanta nei tentativi di dar vita al jazz della "terza corrente", un'esperienza presto abbandonata perchè assolutamente estranea ai suoi concetti melodici che lo porteranno alla scoperta della bossa nova ed infine nel quartetto di Sonny Rollins per dar vita a due dei capisaldi della musica rollinsiana come "The Bridge" e "What's New?"
Particolarmente amante delle piccole formazioni - da ascoltare i suoi "duo" con Red Mitchell e Ron Carter, George Shearing e Michael Petrucciani! - Jim si presenta con il suo quartetto che lo accompagna da tempo, così da potersi mostrare nella luce più congegnale che metta in evidenza la sua melodicità con pochissimi possibili paragoni, il suo sottile gioco armonico, la sonorità delicata delle sue sortite e la sua capacità di costruire brani dalla freschezza incomparabile.
Gian Carlo Roncaglia