E' figlio della terra di Sicilia dov'è nato a Palermo nel 1962 e dove, sin da ragazzo, si è trovato dinanzi alla tastiera del pianoforte partecipando poi, a soli dodici anni, a trasmissioni televisive come "Di jazz in jazz" condotte da Franco Cerri e suonando poi con l'orchestra di Giampiero Boneschi.

Via via, da allora, la sua strada è stata quella del jazz. Prima si esibì in Italia al fianco di personaggi come Sam Rivers, Archie Sheep, Toshito Akiyoshi, Barney Wilen, Kenny Burrell (per citare solo alcuni dei nomi rammentabili); poi, dopo aver vinto una borsa di studio al Berklee College of Music, si trasferì a Boston unendosi prima a Ricky Ford e poi a Jerry Bergonzi, per incidere con quest'ultimo quattro dischi, effettuando quattro turnée. Tenne inoltre seminari negli USA, in Australia e anche in patria.
Poi il trasferimento a New York (la "grande mela" "centro del mondo per il jazz" come raccontò un giorno Enrico Rava), stabilendosi - e come potrebbe essere altrimenti? - a Brooklin e iniziando un'intensa attività di leader con compagni del calibro di Joe Lovano e Cameron Brown, Billy Hart e Tom Harrel, Bob Mintzer e Adam Nussbaum. Non trascurò di offrire il suo contributo di sideman di lusso sia con l'orchestra di Mel Lewis che con Gary Bartz, Lew Tabackin e Reggie Workman realizzando agli inizi degli anni novanta "Actor-Actress" con Lovano, Nussbaum e Cameron Brown e poi il "Plays Gershwin" inciso in Italia per la Splasc(h) ma realizzato a New York con Brown e Michael Sarine nel centenario della nascita del grande compositore. Dimostrò, così, una personalità artistica a tutto tondo che ne fa uno dei più prestigiosi rappresentanti dell'emancipazione italiana dall'oggettivo assoggettamento agli esempi provenienti d'oltreoceano o, anche, solo d'oltralpe.
Gian Carlo Roncaglia