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Nato a Chicago nel 1927 Lee Konitz è il più noto discepolo del pianista Lennie TRistano, e l'unico (Oltra al bassista Peter Ind) che abbia anche suonato con musicisti estranei alla cerchia del cool.

Le lunghe, taglienti, serpentine frasi del suo sax alto si incrociano con quelle del tenorista Warne Marsh nelle storiche incisioni Capitol di Tristano (Crosscurrents), delineando un contrappunto classicamente ordinato, agli antipodi dell'immediatezza espressiva tipica del bop negro.

I critici hanno indicato in Konitz l'unica alternativa a Parker, ma ne hanno poi spesso dedotto ingiusti paragoni in fatto di espressività. In realtà, Konitz non si è mai posto il problema di esprimere il suo ego, aspirando piuttosto all'artigianale anonimato dell'arte pre-rinascimentale: "solo musica", come ama dire.

I primi Assoli di Konitz disegnano diagrammi come un sismografo, e oscillano senza alcun riferimento ad ndamenti di tensione e distensione: il timbro è puro e netto, il movimento sinuoso.

Un album del 1949 (suboconscious lee), mostra tutte le tipiche caratteristiche della scuola di Tristano; Rebecca è un rarefatto duetto con il chitarrista Billy Bauer.

Avendo già militato nell'orchestra di Claude Tornhill (From Bebop to Cool), che eseguiva gli arrangiamenti scritti da Gil Evans, Konitz fu cooptato nel classico nonetto di Miles Davis ("Birth of the Cool" e "Pre-Birth of the Cool); si ascoltano i suoi brillanti assoli in diversi brani: Budo, Move, Israel ed altri.

Miles e Konitz, che in periodo si trovavano a condividere gli stessi orizzonti espressivi, incisero ancora insieme (Ezz-Thetic); eseguirono tra l'altro due composizioni di George Russel, Ezz-Thetic e Odjenar, molto avanzate per l'epoca, e Hi Beck e Yesterdays, che sono invece esecuzione di grande coerenza ed unitarietà.

Per tutta la sua carriera l'altoista è spesso ritornato sui medesimi temi, scoprendo nelle pieghe delle progressioni armoniche nuove possibilità e nuove sottigliezze.

Nel 1952, Konitz entrò nell'orchestra di Stan Kenton; una scelta singolare per un musicista così introverso. Con Kenton, Konitz, perdette molto dell'eterea leggerezza del timbro , guadagnando in robustezza d'attacco.

La sua collaborazione dell'anno dopo con il batterista Gerry Mulligan (Revelation) mostra quanto Konitz si fosse traformato.

Nelle registrazioni del 1955 con Lennie Tristano si ascolta un Konitz positivo e robusto, per esempio in "All the Things You Are":

Il relax domina invece l'album che ricongiunge Konitz a Wayne Marsch. Il nitido dialogo tra i due stimolati da Oscar Pettiford e Kenny Clarcke, da vita a un unico lungo flusso melodico.

Citaiamo ancora tra le cose migliori del Konitz anni 50:"The real Lee Konitz", "Very Cool" e "Inside Hi-fi", il quale ultimo svela un inatteso, ruggente Konitz tenorista.

Nel 1961, l'altoista sorprese tutti incidendo in trio con Elvin Jones, un percussionista ben più libero e aggressivo di quanto non amino di solito i tristaniani ("Motion").

Gli orizzonti di Konitz si erano evidentemente allargati, e il trio si produce in brani trascinanti, pieni di emozione.

Negli anni 60 rinacque l'interesse intorno a questo grande originale; con il suo fare esplorativo, Konitz ha toccato anche i territori dell'avanguardia odierna, trovandola per certi aspetti estranea.

Invitation, un duetto con il pianista Andrew Hill ("Spiral") è animato da una spontanea unità di intenti.

Nei dischi a suo nome, Konitz, si è cimentato con le più diverse situazioni, dal duo sax/contarabbasso ("I Concentrate on You"), alla spettacolare serie di duetti con diversi musicisti ("The Lee Konitz Duets"), fino all'album solo ("Lone-Lee").

Numerose sono anche le incisioni di rilievo con gruppi più convenzionali ("Spiritos", "Satori", "Oleo"), in cui Konitz ha usato sempre più spesso il sax soprano.

Ricordiamo in questi ultimi anni la collaborazione con Kenny Wheeler nel disco del trombettista "Angel Song"; al fiano di Bill Frisell e Dave Holland.

Il suo ultimo disco "Sound of Surpise", inciso l'anno scorso a John Abercombie, Marc Johnson, Joey Baron e Ted Brown non fa altro che testimoniare nella scelta di questa line-up ancora una volta l'inesauribile freschezza e disponibilità al rinnovamento del musicista americano.

Lee Konitz resta uno dei grandi stilisti del jazz. Tutte le fasi della sua evoluzione denotano una grande originalità, dall'aereo ilarismo degli anni 40 alle architetture più complesse e compiute della produzione matura.

 

 

 

 

Lee Konitz

 

Lee Konitz (as)
Glauco Venier (p)
Piero Leveratto (b)
Alfred Kramer (d)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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