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...Piero Bassini nutre un sogno: essere se stesso qualuque sia la formazione nella quale si trova a dover operare...
...Bassini è la tecnica e l'antireotorica, il falso-razionale e l'anti-schematico che abbraccia anche un pragmatismo raffinato e geniale...


...Ecco perchè il pianista lodigiano è un punto di transito obbligato per chi voglia capire ed affrontare con cognizione di causa e dati reali alla mano il nostro caro jazz. Non è il solo ma senza dubbio uno fra i pochi a saper sondare nel migliore dei modi il suono e ad aver saputo aproffittare dei padri del jazz americano - inizialmente - per rendersi conto di dove "mettere le mani". Il piano - come tutti gli altri strumenti- non è fatto solo di tastiera e meccanica: è un allungo del proprio corpo e soprattutto la cassa di risonanza della propria anima. Dello spirito che non è aria. Del sentire che non è solo un suono. Per questo Bassini è Bassini: un genio per Bobby Watson e Mike Melillo.

Sul suono Piero ci rotorna, il timbro lo tempra sotto i colpi del ragionamento che diventa martello ed incudine e il pianismo abbandona i veli di un esclusiva e sterile prova di tecnica e di velocità d'esecuzione, scale in terza e intervalli di quinta diminuita. Chi ammira Keith Jarret, Bill Evans, Chick Corea, Oscar Peterson e , perchè no, Cedar Walton faccia pure i suoi calcoli e tiri le somme. Troverà si in Piero tanti punti di riferimento, ma troverà anche, forse con grande sorpresa di chi pensa che le "comete" siano solo leggenda, un compositore che è riuscito a liberarsi dai suoi "miti" e ad aprirsi una strada in un campo vergine dove lasciare migrare le proprie idee. Pochi musicisti ce l'avrebbero fatta: l'originalità , a volte, ha un prezzo troppo alto. Un prezzo che Bassini ha pagato ed è felice di averlo fatto. Non essere capiti non presuppone il fatto di non esserlo mai. Ecco: per Piero è arrivato un momento di rivalutazione e di piena (non ancora però per una parte della critica) comprensione. Non una vincita a punti nel panorama jazzistico ma un successo con tanto di KO.

Bassini ha ottenuto una sua originalità (nel senso più ampio della parola); sfugge una collocazione precisa (mainstrean, hard-bop, avanguardia: considera tutti i generi sottraendoli spesso ai moduli che sono loro propri) ma fornisce un'estetica che non ha eguali; una dialettica scandita per raggiungere un'altra Volta Celeste, una più alta torre di avvistamento per porsi in modo diverso nel divenire sonoro. Questo distingue Bassini dagli altri: dall'osservare se stesso , dall'estraniarsi non dal proprio lavoro ma dal trasporto emotivo che ne consegue per capire errori o sbagli. In realtà pochini: quelli dettati dell'inesperienza.

Bassini non è più "studente" ma "insegnante". E lo ha giàpienamente dimostrato. Mi piace in lui quel suo porsi alla tastiera non da saccente esperto ma da continuo sperimentatore che dalla musica non ha ancora ciò che lo soddisfa pienamente. Ecco perchè l'orbita cerebrale non conosce sosta: il pensiero gira e rigira, rimugina un'idea, la forma, la sviluppa, la contorce, la spiega, la modella. Se ne appropria sino a renderla sinuosa ed efficace.

Ed è proprio l'efficaciaciò che colpisce dell'artista: la capicità di affascinare la memoria. Di entrarci e restarci. Bassini è un musicista colto, e solo il Cielo sa quanto ne abbiamo bisogno. Soparattutto quando la cultura non viene sospinta dell'arroganza ma dalla curiosità...

(tratto da "Piero Bassini e i cerchi concentrici" di Davide Ielmini)

 

 

 

Piero Bassini

 

Piero Bassini (p)
Marco Mastrangelo (b)
Luca Mezzano (d)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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