Bobby
Watson. Il più grande altosassofonista degli ultimi due (forse tre) decenni.
Performer dal temperamento incandescente, a suo agio in qualsiasi contesto,
interprete ed esecutore dalle inesauribili risorse, compositore dalla
fertile vena espressiva con sofisticate, modernissime armonie e seducenti
linee melodiche.
Il suo stile - come ha scritto Adam Szulc su Jazz Forum - è costituito
prendendo il meglio dei grandi stilisti del jazz moderno a cui ha aggiunto
molto della sua trascinante personalità musicale.
Vincitore di sei referendum di Down Beat come miglior alto, tre volte
come miglior compositore, due come miglior compositore ed arrangiatore.
Ha contribuito a scoprire e valorizzare numerosi nuovi talenti come Roy
Hargrove, Christian McBride, Terrel Stafford, Steve Nelson, Mulgrew Miller,
Rodney Green Jr, Gre Skaff e numerosi altri.
"QUIET AS IT'S KEPT" (a ballads album) New CD - Red Records 1999
"...Un processo di maturazione estetica. E Watson, in questo suo nuovo
lavoro, sembra essere al centro di un tale processo, in cui raffinatezza
formale ed urgenza espressiva si fodono in pagine di rara efficacia poetica."
Riguardo al nome che ha dato al gruppo da lui formato nel 1980, Bobby Watson ha voluto puntualizzare: "Considero la parola orizzonte come qualcosa che evoca nel contempo il procedere in avanti e il guardare avanti. Questo è il concetto che secondo me sostiene il lavoro della band".
Ma a queste parole significative del sassofonista bisogna aggiungere che il concetto di orizzonte non riguarda solo una direzione, ma tutte le direzioni a trecentosessanta gradi, anche quella da cui si proviene.
Ed è proprio l'equilibrio dinamico tra il vasto orizzonte alle spalle, della tradizione afroamericana, e gli orizzonti che si aprono nel futuro di questa musica a dare la continua vitalità al quintetto di Watson, che nei suoi vent'anni di attività non ha mai accusato momenti di cedimento.
Il segreto, oltre che nella sorprendente esuberanza di Watson, nelle sue fulminanti cavalcate al sax alto, sta nel sodalizio felice con il batterista Victor Lewis, solista e leader di spiccata personalità, in grado di dare sostegno e nel contempo avvolgere ogni brano in un alone di scintillante musicalità. Come faceva Art Blakey, che di un Watson appena ventitreenne è stato il primo leader importante nel '77, dopo il diploma in teoria musicale e composizione conseguita dal sassofonista all'Università di Miami.
Pochi mesi più tardi, Watson era già direttore musicale dei celebri Jazz Messengers e con loro resterà per quattro anni, incrociando nella formazione il giovanissimo Wynton Marsalis.
E' la tradizione dei Messengers che con il quintetto Horizon viene portata avanti, rivitalizzata, adeguata ai tempi.
Come nel caso di quel gruppo, la formazione è andata cambiando, senza però che venisse alterata la fisionomia del quintetto.
Il bassista Curtis Lundy è però presente fin dall'inizio, pur con qualche interruzione, e il suo sodalizio con Watson è stato intenso anche all'interno di altri progetti.
Jack Walrath, trombettista degli ultimi quintetti di Mingus, è certamente uno dei musicisti più adatti ad affiancare Watson per il suo gusto della trasgressione e per l'espressività portata all'eccesso, pur restando nell'ambito dell'improvvisazione sugli accordi.
Pur essendo l'attività di Watson costellata di progetti, tra cui è senz'altro da ricordare quello con il brillante quartetto di sassofoni 29th Street Saxophone Quartet, il punto focale e più significativo è senza dubbio Horizon, quello che riflette la sua personalità in modo compiuto.
Bobby Watson