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l suo aspetto fisico, quello di una ragazzina, suggerisce fragilità, delicatezza.

Ma quando Myra Melford siede al pianoforte, dalle sue mani e da tutto il suo corpo si sprigionano forze vulcaniche.

La Melford è davvero una musicista che si esprime con tutto il corpo, traendone non solo la fisicità, ma pure l'aspetto spirituale.

Nel suo pianismo si mescolano l'approccio magmatico e antiretorico alla Cecil Taylor e la poesia del blues, l'attenzione alla melodia e il gusto per i contrasti timbrici.

Verso la metà degli anni Novanta, sottoposta alla prova del fuoco nel duo con Han Bennink, il batterista olandese celebre per la sua dirompente vitalità, la piccola pianista non ha certo sfigurato e non si è lasciata soffocare quanto a flusso di energia.

Questa stessa ricchezza vorticosa la Melford ha saputo travasare in ogni progetto da lei condotto, a partire dal trio con Lindsey Horner e Reggie Nicholson, con il quale ha inciso i suoi primi dischi, passando per uno straordinario quintetto in cui alla stessa sezione ritmica si sono affiancati il trombettista Dave Douglas e il sassofonista Marty Ehrlich, fino alle più recenti formazioni ancora con Douglas e poi con Chris Speed, Erik Friedlander, Michael Sarin.

Per non parlare del prodigioso trio con il quale ha alimentato le sue radici chicagoane al fianco di due mostri sacri come il violinista Leroy Jenkins e il sassofonista Joseph Jarman.

Il gruppo attuale viene definito "Crush", un termine che nella traduzione dalla lingua inglese può assumere differenti significati: da ressa, sovraffollamento, a frantumazione e, in senso figurato, infatuazione.

Concetti che si possono utilizzare per definire i caratteri della musica di Myra Melford, così stratificata nei riferimenti stilistici e nella presenza contemporanea di vari motivi d'ispirazione, così repentina nelle frantumazioni di linee melodiche e nel contempo ricca di sensualità, di spiritualità.

E così attenta, aggiungiamo, alla struttura globale dei pezzi, ad una sorta di aperto equilibrio architettonico. In questo nuovo progetto la pianista è affiancata dal batterista Kenny Wollesen, fantasioso collaboratore di musicisti come John Zorn, Tom Waits, Steven Bernstein, John Lurie, Marc Ribot, e da due musicisti orientali, il trombettista di origine vietnamita Cuong Vu e il bassista giapponese Stomu Takeishi.

Ambedue sono ben introdotti e apprezzati nella scena newyorchese: il primo ha collaborato e inciso con Bobby Previte, Gerry Hemingway e Dave Douglas, il secondo con Don Cherry, Henry Threadgill, Dave Liebman e Paul Motian.

 

 

 

Myra Melford

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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